«Rabbunì, che io veda di nuovo!». Tornare a vedere di nuovo, e non come prima. Ricominciare a vedere, a vedere le cose, la vita e se stesso con la nuova capacità di vedere che Gesù gli da.
Non siamo condannati a ripetere né a costruire un futuro basato sull’esclusione e la disuguaglianza, sullo scarto o sull’indifferenza; dove la cultura del privilegio sia un potere invisibile e insopprimibile e lo sfruttamento e l’abuso siano come un metodo abituale di sopravvivenza. No!