Dunque, la Buona scuola è legge.
(Mirella Arcamone) – Una legge che il mondo della scuola ha avversato in ogni modo e che il governo, pur essendosi dichiarato disposto ad ascoltare, ha accettato di far modificare solo molto parzialmente nei passaggi alle Camere. Due forzature: da un lato, il bisogno dell’esecutivo di chiedere il voto di fiducia al Senato – segno di debolezza e consapevolezza che la legge non convinceva, non solo ampi settore del Paese, ma anche una parte dei Parlamentari della stessa maggioranza; dall’altro l’immediata richiesta di referendum abrogativo: una reazione di pancia, quasi isterica (o forse solo strumentale all’acquisizione del consenso), incapace di attendere e pensare insieme, mantenendo unito un fronte davvero ampio di resistenza ad una legge considerata antidemocratica e unito in punti chiave di una proposta alternativa.


